sabato 9 luglio 2011

Lode e gloria a Te Signore


Gloria e lode a Dio
Altissimo, onnipotente, bon Signore,\ tue so' le laude, la gloria et l'honore / et omne
benedictione. …Laudato si', mi' Signore, cum tucte le tue creature / spetialmente messer
lo frate sole, …per sora luna e le stelle per frate vento… per sora acqua… per frate focu
http://www.ecodimaria.net/eco/ital.html (2 of 30)9/22/2003 6:49:29 AMEcho
per sora nostra matre terra… per quelli ke perdonano per lo tuo amore,/ et sostengon
infirmitate et tribulatione…Laudato si', mi' Signore, / per sora nostra morte corporale
(Dal Cantico delle creature di San Francesco di Assisi).
Insieme a San Francesco rendiamo a Dio lode, gloria ed onore per i segni della Sua
presenza nel mondo ed in ogni creatura. Cogliere i segni significa disporsi a ricevere le
grazie di Dio. Vi invito a ringraziare Dio nel vostro cuore per tutte le grazie che vi dà
anche attraverso i segni e i colori che sono nella natura. Le grazie del Signore sono
sovrabbondanti ma non sempre ci rendiamo conto della loro essenza e così le lasciamo
scivolare via senza coglierne i benefici. Dio desidera avvicinarvi a sé e vi esorta a dare
a Lui gloria e lode. La lode di Dio è benedizione per noi e per il mondo intero. Lodare
Dio in ogni circostanza, in ogni momento della nostra giornata, in ogni attività. Lodare e
glorificare Dio in ogni nostra azione, in ogni pensiero, in ogni nostra relazione.
Lodarlo nel fratello, nella sorella che ci stanno accanto ma anche in chi occasionalmente
incontriamo; in chi ci vuol bene ma anche in chi ci vuol male, in chi ci è simpatico ma
anche in chi ci è antipatico. Lodare e glorificare Dio nei segni e nei colori della natura;
nel sole che è fonte di vita ma anche nel gelo mortale, nel mare calmo ma anche in
tempesta, nella vita che nasce al mondo ma anche, ed anzi ancor più, in quella che sboccia
al cielo. Lodare e glorificare Dio nelle alterne vicende della nostra esistenza, nella gioia e
nel dolore, nelle ore liete ed in quelle tristi, nella salute e nella malattia, perché la nostra
gioia in Lui sia piena. Non è evasione né fantasia; la vera concretezza sta nel riconoscere
la presenza di Dio nel mondo e nell'agire in conseguenza. La realtà esprime ciò che è, e
solo di Dio si può dire Egli è.
Lodare e ringraziare Dio guardando gli uccelli del cielo, osservando come crescono i gigli
del campo, superando ogni ansia ed affanno per ciò che mangeremo o berremo o per ciò
che indosseremo (Mt 6, 24-34). Lodare e glorificare Dio nell'abbandono fiducioso nel Suo
amore. Benedici il Signore, anima mia, quanto è in me benedica il Suo santo Nome (Sal
102 (103), 1). Tutto di me deve essere un canto di lode e di gloria a Dio; la mia anima, i
miei sensi, il mio corpo, tutto deve esprimere gloria e lode a Dio, perché tutto proviene da
Lui ed è chiamato a ritornare a Lui. Dio desidera avvicinarci a Sé; lasciamo che Egli ci
sia vicino. La Sua vicinanza ci trasforma, ci rinnova, ci redime, ci assimila al Figlio.
Lasciamoci vivere da Gesù, lasciamo che il Padre compia in noi la Sua volontà, come
chiediamo nella preghiera che Gesù ci ha insegnato. Maria che intercede presso Dio per
ciascuno di noi ci ottenga la pienezza della vita di Gesù in noi e sarà gioia piena nella
Tua presenza, o Padre, dolcezza senza fine alla Tua destra (Sal 15 (16), 11 b). Mater mea,
fiducia mea, Maria, in Te io riposo per riposarmi in Dio. Pace e gioia in Gesù e Maria.
N.Q.
 

giovedì 17 settembre 2009

17 settembre impressione delle stimmate di San Francesco


EFFUSIONE DI FERVORE SPIRITUALE DALLE STIGMATE DI SAN FRANCESCO (memoria delle Stigmate di San Francesco d’Assisi, Confessore, 17 Settembre)
La  liturgia di questa  festa tipicamente Francescana ci parla del raffreddamento spirituale del mondo. Questo accadeva nel XIII secolo. Dacché vi sono gli uomini, è così spesso che il freddo invada la loro anima ! Per aver caldo occorre avvicinarsi al sole ed il sole del mondo invisibile è un sole bruciante perché è divina Luce, Calore del pensiero e del cuore, Dio è tutto questo. Dio si è spesso servito dei suoi Angeli per manifestare la sua volontà agli uomini.  Egli si è sempre servito dei suoi santi per fare qualcosa di  grande e di duraturo nella sua Chiesa. Il sogno del Papa Innocenzo III che vedeva il Poverello d’Assisi sostenere una chiesa che stava per crollare, è un simbolo dell’azione dello Spirito Santo, della sua opera di santificazione operante nel popolo cristiano sia all’interno che fuori di esso per la conversione degli infedeli . I santi sono ognuno, nel loro secolo, nella loro propria missione, come dei pozzi ...
... zampillanti di vita spirituale, di conversione, di esempio trascinante, d’una parola di fede più ardente, d’opere di carità più generose e più affascinanti. Dio moltiplica i suoi mezzi di santificazione del mondo attraverso i suoi Santi. La Chiesa lo sa e lo insegna continuamente con il calendario liturgico giornaliero..
La Preghiera della festa delle stigmate di San Francesco ci da la ragione del miracolo operato sul monte Verna da dove il Poverello di Assisi ridiscese marchiato nella sua carne dalle stigmate impresse durante la Passione sul corpo di Cristo.
Ricompensa del generoso fervore del suo servitore ? Marchio visibile sul suo corpo della conformità della sua anima con quella del suo Salvatore e Maestro ?
La liturgia della festa ci dona un’altra ragione : “infiammare il cuore troppo freddo degli uomini con l’amore divino”, che si esprime in maniera sensibile ad essi, attraverso delle ferite miracolose, immagine di quelle del Cristo crocifisso.
Il rinnovamento francescano nel XIII secolo non fu una vana parola. Quale paternità spirituale esercitata da San Francesco d’Assisi ! Chi dirà il numero ed il valore di quelli che la sua santità avrà direttamente ed indirettamente toccati e santificati ?
Noi ci lamentiamo troppo  spesso dell’empietà degli uomini, del loro allontanamento da Dio.
Lamenti superflui ! Cominciamo col vivere ognuno più santamente e Dio s’incaricherà di rendere feconda la nostra azione. Egli ci invierà le grazie che toccano le anime e che le convertono per metterle ai piedi del Signore. La lezione della festa delle Stigmate merita una  riflessione ed una risoluzione da parte di quelli che hanno la missione di salvare i loro fratelli. Dalle sue stigmate, Gesù è messo in qualche modo nel cuore, nell’ anima e sui piedi di san Francesco. Noi, anche senza stigmate visibili, cerchiamo di mettere il Salvatore nell’amore del nostro cuore, nell’attività delle nostre mani e sulla strada dei nostri passi e diverremo dei veri e potenti missionari di Cristo come lo fu “il poverello d’Assisi”.
Don Marcello Stanzione



SAN FRANCESCO (f)
UFFICIO DELLE LETTURE
INVITATORIO
V. Signore, apri le mie labbra
R. e la mia bocca proclami la tua lode.

Antifona
Adoriamo Cristo Re crocifisso,
che insignì Francesco delle sacre stimmate.

SALMO 94 Invito a lodare Dio
( Il Salmo 94 può essere sostituito dal salmo 99 o 66 o 23 )
Esortandovi a vicenda ogni giorno, finché dura « quest'oggi » (Eb 3,13).

Si enunzia e si ripete l'antifona.

Venite, applaudiamo al Signore, *
acclamiamo alla roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie, *
a lui acclamiamo con canti di gioia (Ant.).

Poiché grande Dio è il Signore, *
grande re sopra tutti gli dèi.
Nella sua mano sono gli abissi della terra, *
sono sue le vette dei monti.
Suo è il mare, egli l'ha fatto, *
le sue mani hanno plasmato la terra (Ant.).

Venite, prostràti adoriamo, *
in ginocchio davanti al Signore che ci ha creati.
Egli è il nostro Dio, e noi il popolo del suo pascolo, *
il gregge che egli conduce (Ant.).

Ascoltate oggi la sua voce: †
« Non indurite il cuore, *
come a Merìba, come nel giorno di Massa nel deserto,

dove mi tentarono i vostri padri: *
mi misero alla prova pur avendo visto le mie opere (Ant.).

Per quarant'anni mi disgustai di quella generazione †
e dissi: Sono un popolo dal cuore traviato, *
non conoscono le mie vie;

perciò ho giurato nel mio sdegno: *
Non entreranno nel luogo del mio riposo » (Ant.).

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen (Ant.).

Inno

Il serafico Padre Francesco
contemplando le piaghe di Cristo,
con sospiri e con lacrime ardenti
della croce rivive il mistero.

Sulla Verna, novello Calvario,
o portento divino di grazia!,
nelle membra riceve l'effigie
di Gesù, che già porta nel cuore.

O Signore, nel corpo del padre
hai scolpito i tuoi segni d'amore;
a noi figli concedi la grazia
di imitarti e soffrire per Te.

Dona, o Padre, che regni nei cieli,
ai redenti dal sangue del Figlio,
di percorrer la via della croce
per raggiunger la patria beata. Amen.

1^ Antifona
La mano del Signore si posò su di me,
e mi condusse su un monte elevato.

SALMO
20, 2-8. 14
Signore, il re gioisce della tua potenza, *
quanto esulta per la tua salvezza!
Hai soddisfatto il desiderio del suo cuore, *
non hai respinto il voto delle sue labbra.

Gli vieni incontro con larghe benedizioni; *
gli poni sul capo una corona di oro fino.
Vita ti ha chiesto, a lui l'hai concessa, *
lunghi giorni in eterno, senza fine.

Grande è la sua gloria per la tua salvezza, *
lo avvolgi di maestà e di onore;
lo fai oggetto di benedizione per sempre, *
lo inondi di gioia dinanzi al tuo volto.

Perché il re confida nel Signore: *
per la fedeltà dell'Altissimo non sarà mai scosso.

Alzati, Signore, in tutta la tua forza; *
canteremo inni alla tua potenza.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen.

1^ Antifona
La mano del Signore si posò su di me,
e mi condusse su un monte elevato.

2^ Antifona
Io contemplai quella grande visione;
il mio colorito si fece smorto
e mi venivano meno le forze.

SALMO 91, 1-9
(I)
E' bello dar lode al Signore *
e cantare al tuo nome, o Altissimo,

annunziare al mattino il tuo amore, *
la tua fedeltà lungo la notte,
sull'arpa a dieci corde e sulla lira, *
con canti sulla cetra.

Poiché mi rallegri, Signore, con le tue meraviglie, *
esulto per l'opera delle tue mani.

Come sono grandi le tue opere, Signore, *
quanto profondi i tuoi pensieri!
L'uomo insensato non intende *
e lo stolto non capisce:

se i peccatori germogliano come l'erba *
e fioriscono tutti i malfattori,
li attende una rovina eterna: *
ma tu sei l'eccelso per sempre, o Signore.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen.

2^ Antifona
Io contemplai quella grande visione;
il mio colorito si fece smorto
e mi venivano meno le forze.

3^ Antifona
La gloria del Signore
splendeva come fuoco ardente
sul vertice della montagna.

SALMO 91, 10-16
(II)
Ecco, i tuoi nemici, o Signore, †
ecco, i tuoi nemici periranno, *
saranno dispersi tutti i malfattori.

Tu mi doni la forza di un bufalo, *
mi cospargi di olio splendente.

I miei occhi disprezzeranno i miei nemici, †
e contro gli iniqui che mi assalgono *
i miei orecchi udranno cose infauste.

Il giusto fiorirà come palma, *
crescerà come cedro del Libano;
piantati nella casa del Signore, *
fioriranno negli atri del nostro Dio.

Nella vecchiaia daranno ancora frutti, *
saranno vegeti e rigogliosi,
per annunziare quanto è retto il Signore: *
mia roccia, in lui non c'è ingiustizia.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen.

3^ Antifona
La gloria del Signore
splendeva come fuoco ardente
sul vertice della montagna.

Versetto
V. I tuoi dardi d'amore mi hanno trafitto.
R. La tua mano onnipotente si è posata sopra di me.

Prima Lettura
Dalla lettera ai Galati di san Paolo, apostolo 5, 24-26; 6, 2-5, 7-10. 14-18


Io porto le stimmate di Gesù nel mio corpo

Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la loro carne con le sue passioni e i suoi desideri. Se pertanto viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito. Non cerchiamo la vanagloria, provocandoci e invidiandoci gli uni gli altri. Portate i pesi gli uni degli altri, così adempirete la legge di Cristo. Se infatti uno pensa di essere qualcosa mentre non è nulla, inganna se stesso. Ciascuno esamini invece la propria condotta e allora solo in se stesso e non negli altri troverà motivo di vanto: ciascuno infatti porterà il proprio fardello.
Non vi fate illusioni; non ci si può prendere gioco di Dio. Ciascuno raccoglierà quello che avrà seminato. Chi semina nella sua carne, dalla carne raccoglierà corruzione; chi semina nello Spirito, dallo Spirito raccoglierà vita eterna. E non stanchiamoci di fare il bene; se infatti non desistiamo, a suo tempo mieteremo. Poiché dunque ne abbiamo l'occasione, operiamo il bene verso tutti, soprattutto verso i fratelli nella fede.
Quanto a me invece non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo. Non è infatti la circoncisione che conta, né la non circoncisione, ma l'essere nuova creatura.
E su quanti seguiranno questa norma sia pace e misericordia, come su tutto l'Israele di Dio.
D'ora innanzi nessuno mi procuri fastidi: difatti io porto le stigmate di Gesù nel mio corpo.
La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con il vostro spirito, fratelli. Amen.


Responsorio Cfr. 2 Cor 4, 10; Rm 8, 29
R. Porto sempre e dovunque nel mio corpo la morte di Gesù, * perché anche la vita di Gesù si manifesti nel mio corpo.
V. Dio mi predestinò ad essere conforme all'immagine del Figlio suo
R. perché anche la vita di Gesù si manifesti nel mio corpo.


Seconda Lettura

Dalla «Legenda minor» di san Bonaventura. (Quaracchi, 1941, 202-204).

Francesco, mediante le sacre Stimmate, prese l'immagine del Crocifisso

Francesco, servo fedele e ministro di Cristo, due anni prima di rendere a Dio il suo spirito, si ritirò in un luogo alto e solitario, chiamato monte della Verna, per farvi una quaresima in onore di san Michele Arcangelo. Fin dal principio, sentì con molta più abbondanza del solito la dolcezza della contemplazione delle cose divine e, infiammato maggiormente di desideri celesti, si sentì favorito sempre più di ispirazioni dall'alto.
Un mattino, verso la festa dell'Esaltazione della santa Croce raccolto in preghiera sulla sommità del monte, mentre era trasportato in Dio da ardori serafici, vide la figura di un Serafino discendente dal cielo. Aveva sei ali risplendenti e fiammanti. Con volo velocissimo giunse e si fermò, sollevato da terra, vicino all'uomo di Dio. Apparve allora non solo alato, ma anche crocifisso.
A quella vista Francesco fu ripieno di stupore e nel suo animo c'erano, al tempo stesso, dolore e gaudio. Provava una letizia sovrabbondante vedendo Cristo in aspetto benigno, apparirgli in modo tanto ammirabile quanto affettuoso; ma al mirarlo così confitto alla croce, la sua anima era ferita da una spada di compaziente dolore.
Dopo un arcano e intimo colloquio, quando la visione disparve, lasciò nella sua anima un ardore serafico e, nello stesso tempo, lasciò nella sua carne i segni esterni della passione, come se fossero stati impressi dei sigilli sul corpo, reso tenero dalla forza fondente del fuoco.
Subito incominciarono ad apparire nelle sue mani e nei suoi piedi i segni dei chiodi; nell'incavo delle mani e nella parte superiore dei piedi apparivano le capocchie, e dall'altra parte le punte. Il lato destro del corpo, come se fosse stato trafitto da un colpo di lancia, era solcato da una cicatrice rossa, che spesso emetteva sangue.
Dopo che l'uomo nuovo Francesco apparve insignito, mediante insolito e stupendo miracolo, delle sacre stimmate, discese dal monte. Privilegio mai concesso nei secoli passati, egli portava con sé l'immagine del Crocifisso, non scolpita da artista umano in tavole di pietra o di legno, ma tracciata nella sua carne dal dito del Dio vivente.
Responsorio Cfr. Gal 6, 14. 17
R.
Quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, * per mezzo della croce il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo.
V.
Io porto le stigmate di Gesù nel mio corpo.
R.
per mezzo della croce il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo.

Inno TE DEUM
Noi ti lodiamo, Dio *
ti proclamiamo Signore.
O eterno Padre, *
tutta la terra ti adora.

A te cantano gli angeli *
e tutte le potenze dei cieli:
Santo, Santo, Santo *
il Signore Dio dell'universo.

I cieli e la terra *
sono pieni della tua gloria.
Ti acclama il coro degli apostoli *
e la candida schiera dei martiri;

le voci dei profeti si uniscono nella tua lode; *
la santa Chiesa proclama la tua gloria,
adora il tuo unico Figlio, *
e lo Spirito Santo Paraclito.

O Cristo, re della gloria, *
eterno Figlio del Padre,
tu nascesti dalla Vergine Madre *
per la salvezza dell'uomo.

Vincitore della morte, *
hai aperto ai credenti il regno dei cieli.
Tu siedi alla destra di Dio, nella gloria del Padre. *
Verrai a giudicare il mondo alla fine dei tempi.

Soccorri i tuoi figli, Signore, *
che hai redento col tuo sangue prezioso.
Accoglici nella tua gloria *
nell'assemblea dei santi.

lunedì 10 agosto 2009

Santa Chiara"La Chiara luce del mondo"


L'amore di Chiara per la Vergine Maria

Tommaso Celano, parlando di Francesco e di Chiara e delle sue Suore, dice che camminarono «dietro le orme dello stesso Cristo e della sua santissima Madre». Anche Francesco ha visto in questa luce l'importanza della vita di Chiara. Non a caso scrive alle Clarisse, che da lui avevano ricevuto la Forma di vita: «Voglio seguire la vita e la povertà dell'altissimo Signor nostro Gesù Cristo e della sua santissima Madre» (RsC VI,7: FF 2790), intendendo rivolgere loro l'ultima espressione della sua volontà in quello scritto, che inviò loro poco prima di morire e che Chiara ha inserito nella Regola. Indica qui espressamente l'imitazione di Maria, perché si rivolge alle damianite e vuole esortarle a seguire fedelmente la via tracciata, con il loro particolare atteggiamento di donne.
Chiara ha corrisposto nel modo migliore al suo santo compito. Qualche particolare della sua devozione a Maria: colloca la festa dell'Assunta di Maria tra i sette giorni dell'anno, in cui le Clarisse devono ricevere la santa Comunione, dimostrando di ritenerla una solennità tra le più grandi. Ma la devozione di Chiara per la Vergine non si riscontra semplicemente nelle abitudini comuni dell'epoca, perché invoca la sua intercessione in modo particolare.
Appare chiaro che si trattava di una devozione straordinaria. Un indice di questo amore preferenziale è la sospensione del digiuno nelle feste della Madonna, secondo il desiderio di Francesco.
Venerava la Vergine perché aveva una profondissima fiducia nel suo aiuto. La Madre di Dio si prende veramente cura dell'uomo, è vera madre pure per gli uomini: insegna loro ad avvicinarsi a Cristo e diviene il modello luminoso del vero imitatore di Cristo. Imitare Maria è la strada più sicura per unirsi a Dio. A questa amorosa Madre non dobbiamo, dunque, rifiutare il nostro affetto.
Quale atteggiamento della Madonna ha colpito in modo particolare Chiara? Quali tratti cercava soprattutto di imitare in lei? Chiara prende a modello soprattutto la castità e verginità di Maria: «Stringiti alla sua dolcissima Madre, che nel piccolo chiostro del suo sacro seno raccolse e nel suo grembo verginale portò Colui che i cieli non potevano contenere» (3LAg 18: FF 2890). Il voto di verginità le consente di imitarla.
Ma non si limita a questo. Contempla la povertà nella vita della Vergine e in questo trova un nuovo obbligo a praticare questa virtù: «In perpetuo osserviamo la povertà, l'umiltà di Nostro Signore Gesù Cristo e della sua santissima Madre» (RsC XII,13: FF 2820).
Maria si dichiara «serva» del Signore; perciò l'imitazione di lei conduce all'umiltà. Chi la segue nella verginità, povertà e umiltà è chiamato da Dio ad una grazia simile alla sua: portare «con corpo casto e verginale» il Figlio dell'Altissimo. Vale la pena, a questo punto, riportare l'intera esortazione e meditazione sulla maternità della vergine, inviata alla B. Agnese: «Stringiti alla sua dolcissima Madre, che nel piccolo chiostro del suo sacro seno raccolse e nel suo grembo verginale portò Colui che i cieli non potevano contenere... Sì, perché è ormai chiaro, che la più degna fra tutte le creature, cioè l'anima dell'uomo fedele, è resa dalla grazia di Dio, più grande del cielo. Mentre i cieli, infatti, con tutte le altre cose create non possono contenere il Creatore, l'anima fedele invece, ed essa sola, è sua dimora e soggiorno, e ciò soltanto a motivo della carità, di cui gli empi sono privi. È la stessa Verità che lo afferma: "Colui che ama me, sarà amato dal Padre mio; ed io pure l'amerò; e noi verremo a lui e porremo in lui la nostra dimora". A quel modo, dunque, che la gloriosa Vergine delle vergini portò il Cristo materialmente nel suo grembo, tu pure, seguendo le sue vestigia, specialmente dell'umiltà e povertà di Lui nel tuo corpo casto e verginale, puoi sempre, senza alcun dubbio, portarlo spiritualmente. E conterrai in te Colui dal quale tu e tutte le creature siete contenute, e lo possederai in una maniera ben più reale e definitiva di qualsiasi possesso dei beni transeunti di questo mondo» (3LAg FF 2890-2893).
E seguendola per la strada dell'umiltà e povertà, camminerà con la Vergine fino ai piedi della croce.
Chiara, vera discepola di Francesco, come lui ha un intimo amore per la Madonna, ma si spinge oltre lo stesso santo. È penetrata con tale decisione nel pensiero della imitazione della Vergine, che esorta all'imitazione di Maria e non solo di Cristo: «È questa, carissime sorelle mie, la vetta di quella povertà altissima che vi ha fatti eredi e regine del Regno dei cieli, vi ha rese povere di sostanze, ma ricche di virtù. Questa sia la vostra porzione, che è quella che porta alla terra dei viventi. Alla quale, dilettissime sorelle, interamente affezionate, per amore di nostro Signore Gesù Cristo e della sua santissima Madre, non vogliate mai aver altro sotto il cielo» (RsC VIII,4ss: FF 2795).
Chiara si è sforzata di diventare «una perfetta imitatrice della Vergine Maria». L'immagine della Madonna illumina anche la sua morte. Perché la Madre di Dio, accompagnata da una schiera di sante vergini, le appare sul letto di morte, per confortarla, darle forza e ornarla per l'ingresso nella patria celeste: «Ed ecco che una moltitudine di Vergini in vesti bianche, le quali portavano tutte sopra dei loro capi glirlande dorate, entra dentro (al monastero), fra le quali v'era una più preclara di tutte l'altre, dalla quale corona una bellezza procedeva per le fessure e tagliature di essa, che converte in quella casa la notte in luce di chiaro dì. Pervenne al letticciuolo dove giace la sposa del Figliolo suo, e inchinandosi amorevolmente sopra di lei, gli concede il suo dolcissimo abbracciamento. Le Vergini che sono con lei gli donano un bellissimo palio, e a gara tutte servendola, coprono il corpo e adornano la sua camera con esso». (LegsC ..)
«E quella Vergine che pareva maggiore da prima la coperse nel letto con un panno sottilissimo, tanto sottile che per la sua grande sottilità madonna Chiara, benché fosse coperta con esso, tuttavia si vedeva. Poi la Vergine delle vergini, che era maggiore, inchinava la faccia sopra la faccia della vergine santa Chiara, o sopra il suo petto, perché la testimonia non potette bene discernere l'uno dal l'altra. E fatto questo, tutte sparirono... E la santissima madonna Chiara morì poi il lunedì seguente» (Proc ...)
Perfetta imitazione della Vergine Maria, tanto da esserne il vero Volto e la vera Immagine, da alcuni studiosi è chiamata «Altera Maria», in sintonia con Francesco «Alter Christus».

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